Pantelleria, un'isola non per tutti
Viaggio attraverso un'isola di contrasti
I miei consigli
La destinazione che ti consiglio è
Pantelleria, Europa, Italia, Mediterraneo
per
Vacanza estiva
il periodo migliore è
da aprile a ottobre
adatto a
Da 10 a 13 anni - Tutti i ragazzi - Tutti gli adulti - Da 55 a 64 anni
con un prezzo stimato per persona
da 900 a 1100
Questa è la storia del mio viaggio in un’isola incredibile che io amo definire: aspra, selvaggia, “anti democratica”. Dalle mie parole capirete perché. Pantelleria, in arabo suona Bent el Rhia, ovvero l’isola del vento, se ne sta lì, al centro del Mediterraneo, più africana che europea (a 70 km da Capo Mustafà in Tunisia, a 110 da Capo Granitola in Sicilia), lontana quindi dalla terraferma e per questo veramente isola e isolata dagli influssi esterni.
Spesso avrete letto o avuto, ancor meglio, la fortuna di vedere con i vostri occhi, luoghi che, sorvolati con l’aereo, vi diano la sensazione di star davvero per sbarcare su quello che, nell’immaginario comune, viene definito: paradiso terrestre; bene, sorvolare Pantelleria da la sensazione di essere arrivati all’inferno di Dante.
Sensazione non per forza negativa, attenzione. Il colore nero primeggia un po’ dappertutto (non a torto viene anche chiamata “la perla nera del Mediterraneo”), le sue rocce si mostrano con forza, nessuna spiaggia in vista, al mare ci si arriva dall’alto, a strapiombo. Indispensabile un periplo in barca, per ammirarla dal mare e realizzare meglio quanto stupefacente sia quello che si ha di fronte.
L’attività vulcanica ancora presente, nei soffioni delle favare, nelle bizzarre piscine naturali con l’acqua a 40°C, nel Lago specchio di Venere; quest’ultimo sì che sembra il paradiso, con la sua acqua celeste, che in alcuni punti ribolle dolcemente e il suo fondale fangoso, per accarezzare la pelle e portarvi giovamento. L’ossidiana è la pietra protagonista, la pietra nera, vero e proprio vetro vulcanico con cui ora vengono fatti infiniti gioielli.
Il paesaggio è puntellato da curiosi edifici in pietra scura ovvero i dammusi: dammus in arabo significa “volta, edificio a volta”, e possono essere sia molto semplici e utilizzati dal contadino come ricovero giornaliero, sia più complessi e divenire vere e proprie abitazioni. I giardini sono costruzioni circolari con i muri a secco alti fino a quattro metri, fatti per difendere i frutti della terra dai micidiali venti che investono costantemente l’isola. Lo scirocco in estate spira quotidianamente: vento caldo e umido.
Tutto si è adattato al clima, anche la natura stessa che cresce sotto forma di fichi d’India, di cactus e di piante di capperi, veri protagonisti. Vengono proposti in un’infinità di piatti tipici, insieme al passito, vino liquoroso realizzato, come dice il nome stesso, con l’uva passa. Le viti vengono tenute bassissime per non essere troppo esposte al vento e producono una squisita uva di qualità zibibbo.
E come la natura, così anche il viaggiatore, se vorrà amare Pantelleria, dovrà adattarsi ai venti, alla terra aspra e al suo mare, che non va mai dato per scontato ma che diviene meta da conquistare.
Acque limpidissime, flora e fauna marina rigogliose si possono ammirare abbandonando il concetto di “lettino e ombrellone” ma munendosi di scarpette da scoglio antiscivolo e di maschera e boccaglio. Inutile negarlo, non è un’isola per tutti. Si scende al mare a fatica, attraverso sentieri non sempre semplici, spesso fra gli scogli. Ci si accampa alla bell’è meglio cercandosi un posticino fra le rocce, si gode di un mondo marino meraviglioso.
So che non par vero ma Pantelleria possiede anche un eccezionale polmone verde, la Montagna Grande, dalla quale si domina l’isola. Qui vi è una pineta immensa e fresca e una spettacolare visione sull’antico cratere di Monte Gibele (715 mt).
E si tornerà a stupirsi di fronte ai giochi della natura, che con acqua e vento sa dare forma agli scogli: ecco l’arco dell’elefante.
Credo che soggiornare in un dammuso sia il modo migliore per sentirsi parte del tutto, portando con sé la voglia di esplorazione, di ricerca, di infinito stupore di fronte alle molteplici forme che può assumere il bello.
Idea scritta il:
27-08-2009